giovedì, giugno 11, 2009
Odelis CPSE - Test ELISA Iperplasia Prostatica Benigna
Spettabili Colleghi,
a breve sarà disponibile il nuovo test ELISA Odelis-CPSE per l'individuazione e la diagnosi della Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) nel cane.
L'analisi consente di stabilire, sulla base dei segni clinici,in quale gruppo il soggetto in esame sia da inserire: IPB poco probabile (valore < 50 ng/ml), possibile (valore compreso fra 50 e 70 ng/ml) o fortemente sospetta (valore >70 ng/ml).
L'analisi viene effettuata a partire da siero o da plasma con eparina. La fase pre-analitica necessita come di consueto del digiuno, assenza di emolisi e/o lipemia, una quantità minima di 0,5 ml di siero/plasma eparinato, la conservazione refrigerata fino all'arrivo in laboratorio.
Il prezzo di vendita del test allo stato attuale è previsto in Euro 40,00 Iva 20% compresa.
Sarà nostra premura avvisarvi quando l’esame verrà inserito effettivamente nel nostro listino analisi.
Cordiali saluti
Dr Emanuele Minetti
Direttore Sanitario
BiEsseA srl Milano
www.biessea.com
martedì, febbraio 17, 2009
IL PROTOCOLLO “CLUSTER” (O RAGGRUPPATO)
NEI VACCINI PER LE ALLERGIE ALERGOVET E BiEsseA LE OFFRONO MOLTO DI PIÚ
ALLERVET Ca®
(ESTRATTI ADSORBITI IN FOSFATO DI CALCIO)
IL PROTOCOLLO “CLUSTER” (O RAGGRUPPATO)
ANTECEDENTI:
L’immunoterapia é l’unica terapia eziologica per l’allergia oltre ad essere raccomandata dall’OMS. Nel mondo veterinario sono sempre di più i professionisti che scelgono di instaurare questo tipo di terapia.
Da quando nel 1941 é cominciato il suo utilizzo sui cani, l’immunoterapia é evoluta molto, sia per quanto riguarda l’efficacia sia nel tipo di somministrazione. I due tipi di immunoterapia di uso piú comune attualmente sono quelli di estratti allergenici acquosi e quelli deposito o depot. Questi ultimi, comunemente adsorbiti in idrossilo di alluminio, hanno un dosaggio con fase iniziale di 5-6 mesi di durata con iniezioni settimanali all’inizio e quindicinali verso la fine, ed una seconda fase di mantenimento con iniezioni mensili.
Il lungo periodo di somministrazione, e magari dell’inizio del miglioramento della sintomatologia clinica, comporta che i proprietari dei nostri pazienti talvolta abbandonino la terapia, o persino optino per la non somministrazione a priori di essa.
Con l’obbiettivo di ridurre il periodo iniziale alcuni studiosi hanno cercato di usare un tipo di dosaggio già sperimentato in medicina umana chiamato “rush” che consiste nel ricovero e monitoraggio del paziente, con l’obbiettivo di raggiungere la dose massima, o di mantenimento, in un’unica sessione attraverso diverse dosi crescenti e consecutive. Questo protocollo non ha avuto successo per l’elevato numero di effetti indesiderati[i].
Alergovet, fondandosi sull’esperienza in medicina umana garantita da numerosi test clinici[ii]-[iii], e sull’evidenza del basso numero di effetti indesiderati nell’utilizzo di fosfato di calcio come coadiuvante, ha sviluppato un nuovo metodo di somministrazione raggruppata o “cluster” attraverso il quale in sole due settimane (tre sessioni e otto iniezioni, vedi tabella) si raggiunge la dose massima. Questo nuovo dosaggio ha dimostrato in test clinici[iv]-[v] una sicurezza totale ed un’efficacia sovrapponibile a quella dei protocolli di somministrazione tradizionali. In piú, con la diminuzione del periodo iniziale, é possibile apprezzare il miglioramento clinico del paziente in un tempo inferiore.
PROTOCOLLO “CLUSTER”:
1. Stante la somministrazione di iniezioni a intervalli di un’ora per una maggiore comoditá il paziente dev’essere portato in ambulatorio/clinica dove il veterinario avrá la possibilitá di controllare il dosaggio e l’evoluzione del paziente.
2. Sebbene il protocollo abbia dimostrato di avere un’alta tolleranza, si ricordano le normali cautele in immunoterapia (sorvegliare il paziente, non somministrare alcun cibo subito prima e dopo le iniezioni, riposo un’ora dopo, ecc.)
3. Dosaggio iniziale CLUSTER:
| Giorno | CLUSTER | IR/ml (fiala) | Iniezione nº | Ml | Intervallo fra le iniezioni |
| 0 | 1 | 1,0 (verde) | 1 2 3 | 0,1 0,3 0,6 | 60 min 60 min 60 min |
| 7 | 2 | 10 (blu) | 4 5 | 0,1 0,3 | 60 min 60 min |
| 14 | 3 | 10 (blu) | 6 7 8 | 0,3 0,5 0,8 | 60 min 60 min 60 min |
4. Dosaggio di mantenimento:
30 giorni dopo l’ultima iniezione iniziale, identificata come 8 in tabella, verrá somministrata un’iniezione di 1ml della fiale BLU e così ogni 30 giorni A SEGUIRE in quanto il paziente è ormai nella fase cosiddetta di MANTENIMENTO.
Non bisogna dimenticare che questo tipo di dosaggio é stato provato soltanto con Allervet Ca® i cui estratti allergenici sono adsorbiti in fosfato di calcio. Alergovet non garantisce la sicurezza ed i risultati di questo protocollo in immunoterapie che non utilizzino questo tipo di adiuvante. Inoltre, Allervet Ca® puó essere somministrato secondo il protocollo classico (durata 5 mesi) se le carateristiche del paziente o del propietario lo consigliano, secondo le istruzioni che accompagnano i vaccini.
VANTAGGI DI ALLERVET Ca®
- Estratti adsorbiti in fosfato di calcio
- Standarizzati biologicamente
- Ottimo effetto coadiuvante
- Possibilitá di utilizzo di dosaggi raggruppati/cluster
VANTAGGI DEL DOSAGGIO RAGGRUPPATO O CLUSTER:
- Massima sicurezza
- Migliore controllo della somministrazione da parte del veterinario curante
- Minimi effetti indesiderati sovrapponibili agli altri protocolli
- Soddisfazione dei proprietari e migliore compliance
- Effetto terapeutico piú rapido
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Ulteriori informazioni telefonando in laboratorio allo 0229404636 (Dr Emanuele Minetti) od inviando una mail a: analisi@biessea.com
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BIBLIOGRAFIA (disponibile su richiesta)
giovedì, gennaio 15, 2009
SPEDIZIONE DI VETRINI PER ESAME CITOLOGICO
Al fine di aumentare la probabilità di avere un esame citologico diagnostico e leggibile si riportano di seguito alcuni suggerimenti utili per la sua corretta spedizione.
1-Preferire per l’allestimento del campione i vetrini bandati (banda sabbiata o colorata) su cui è possibile scrivere a matita;
2-Se il campionamento è eseguito da più organi o da differenti noduli/lesioni, specificarlo chiaramente anche sui vetrini stessi;
3-Mettere i vetrini nel portavetrini quando sono perfettamente essiccati all’aria; fare in modo che il materiale grasso (goccioline che non si essiccano) non aderisca ad altri vetrini o alle pareti del portavetrini;
4-In mancanza di portavetrini, si consiglia l’uso di contenitori duri e indeformabili (es. tubo stick urine) imbottiti di carta o cotone; in questi contenitori di “fortuna” dove i vetrini tendono a sfregare gli uni con gli altri, cercare di raggrupparli due a due, schiena contro schiena, avvolgendoli in carta assorbente, senza utilizzare nastro adesivo (indaginoso da togliere al momento dell’arrivo al laboratorio).
5-Nel nostro laboratorio viene effettuata la colorazione May Grunwald e Giemsa “gold standard” per la citologia, tuttavia possono essere analizzati anche vetrini colorati con metodiche rapide, allestiti dai colleghi; in quest’ultimo caso si consiglia di inviare anche qualche vetrino “in bianco” per poterlo successivamente colorare con MGG.
6-E’ inoltre preferibile non inviare vetrini già visionati sporchi di olio minerale se non coprioggettati e inclusi.
7-Per l’interpretazione del midollo osseo sarebbe sempre meglio che il citologo ricevesse gli esiti dell’ultimo esame emocromocitometrico ed eventualmente uno striscio di sangue da visionare.
8-Al momento della spedizione ricordarsi di accludere alla richiesta dell’esame citologico una minima anamnesi con sede del prelievo, dimensioni e aspetto della lesione, tempo di formazione ed eventuali terapie.
9-Inviare i vetrini per la colorazione citologica in buste separate dai campioni inviati per l’istologia: anche solo una minima esposizione ai vapori di formalina rende i preparati non colorati non refertabili (la colorazione MGG vira all’azzurro e si perde la definizione cellulare e nucleare).
ALLESTIMENTO VETRINI PER ESAME CITOLOGICO DA MATERIALE LIQUIDO
Versamenti e sinovie (per arrivi in laboratorio successivi alle 12 ore dal prelievo)
- effettuare 2 strisci dal liquido tal quale, con quantità minime di campione per cercare di ottenere dei preparati in monostrato con le estremità contenute all’interno del vetrino;
- contrassegnarli come “tal quali” e lasciarli essiccare all’aria, al riparo da polvere e vapori di formalina;
- in mancanza di una citocentrifuga, centrifugare una parte (o tutto se in quantità scarsa) del campione rimanente a 1500 giri per cinque minuti;
- allestire 2 vetrini con il sedimento ottenuto dalla centrifugazione, con le stesse modalità dei precedenti, e contrassegnarli come “centrifugato”;
- per campioni molto ematici allestire i vetrini con la parte sedimentata (più chiara) confinante con la parte liquida (buffy-coat);
- eventualmente spedire al laboratorio la parte di liquido rimasto in provetta contenente K3- EDTA.
Urine (per arrivi in laboratorio successivi alle 12 ore dal prelievo)
- l’esame citologico deve sempre seguire la valutazione microscopica “a fresco” della stessa urina (visualizzazione cristalli, cilindri, ecc.)
- in mancanza di una citocentrifuga, centrifugare in provetta vuota, possibilmente a fondo conico, circa 5ml di urina a 1500 giri per 5 minuti;
- allestire per strisciamento almeno due vetrini con il sedimento ottenuto e lasciarlo essiccare all’aria.
Liquidi cistici
Dopo aver introdotto il materiale in provetta contenente K3-EDTA, allestire un minimo di due vetrini dopo la centrifugazione del campione con le modalità sovradescritte. Se in provetta si evidenzia materiale organizzato, quale flocculi o filamenti o frustoli, prelevarlo con la punta di un puntale e strisciarlo su vetrino.
Lavaggi bronco-alveolari
Dopo aver inserito circa 5ml di liquido in provetta sterile, centrifugare e allestire il campione con le modalità consigliate per le urine. Se vengono effettuati più lavaggi (polmone sx e dx), differenziare i vetrini preparati.
Liquido cefalo-rachidiano
Se ne sconsiglia l’invio al laboratorio se non allestito su vetrino immediatamente dopo il prelievo (30 minuti) mediante citocentrifugazione o sedimentazione con arricchimento.
Midollo osseo
Se ne sconsiglia l’invio al laboratorio se non allestito su vetrino immediatamente dopo il prelievo mediante le modalità descritte in letteratura.
martedì, gennaio 13, 2009
DIAGNOSI DI CLONALITA' LINFOIDE
La valutazione e la dimostrazione della clonalità mediante analisi molecolare dei geni codificanti i recettori antigene-specifici risulta essere uno dei modi più accurati per prevedere la neoplasia linfoide.
La tecnica utilizzata a questo scopo è la PCR che permette di amplificare specifici segmenti genici a livello dei quali si possono o meno riscontrare riarrangiamenti clonali: per i linfociti T vengono presi in considerazione i segmenti V D e J del T cell receptor (TCR) mentre per i linfociti B i segmenti del gene dell’immunoglobulina (Ig).
La PCR condotta sul DNA di animali con neoplasia determina la generazione di una o due evidenti bande clonali mentre il risultato di una PCR condotta effettuata sul DNA di animali normali o con linfocitosi infiammatorie determina la comparsa, su gel d’agarosio, di più bande dovute alla normale policlonalità linfocitaria.
La sola clonalità tuttavia non implica necessariamente malignità: l’espansione clonale benigna di cellule T è stata per esempio descritta in pazienti umani, in associazione con alcune malattie infiammatorie, infezioni virali e invecchiamento.
Per tale motivo è essenziale che i risultati di clonalità molecolare siano sempre interpretati nel contesto di diagnosi cliniche, morfologiche e immunofenotipiche in stretta collaborazione con patologi, ematologi e citologi.
· Diagnosis of canine lymphoid neoplasia using clonal rearrangements of antigen receptor genes. Burnett RC, Vernau W, Modiano JF, Olver CS, Moore PF, Avery AC. Vet Pathol. 2003 Jan;40(1):32-41.
· Canine indolent nodular lymphoma. Valli VE, Vernau W, de Lorimier LP, Graham PS, Moore PF. Vet Pathol. 2006 May;43(3):241-56
· Utility of polymerase chain reaction for analysis of antigen receptor rearrangement in staging and predicting prognosis in dogs with lymphoma. Lana SE, Jackson TL, Burnett RC, Morley PS, Avery AC.J Vet Intern Med. 2006 Mar-Apr;20(2):329-34.